Giochi sensoriali

Il secondo giorno ritorniamo a scuola in compagnia di Giuseppe, amico di ISF onlus e tester della mostra Sensoltre. Chi è un tester? Si tratta di una persona, con particolare sensibilità, che mette a disposizione il suo tempo per sperimentare un quadro finito e valutarne le possibilità tattili. Appena superato l’ingresso principale, Giuseppe si ferma e dice ‘Quanta gente c’è in questo atrio a quest’ora del mattino…ma non sono ragazzi, vero?’ E mentre il suo sguardo si proietta in direzione delle voci, gli confermo che si tratta di alcuni operai che stanno sistemando snacks e bevande nelle macchinette della scuola. Andiamo in classe e sentiamo qualche schiamazzo di ragazzi in attesa dell’inizio delle lezioni. Ritroviamo la prof. Romito che richiama l’attenzione degli studenti al nostro arrivo. Appena i ragazzi incrociano lo sguardo di Giuseppe, cala il silenzio. Li guardo tutti arzilli e dico ‘Buongiorno a tutti! Oggi saremo in compagnia di Giuseppe che vi racconterà la sua esperienza con Sensoltre. Faremo anche dei giochi sensoriali che vi aiuteranno a capire meglio come costruire il quadro’. Vedo il loro entusiasmo crescere in un misto di curiosità ed eccitazione. Così, mentre Giovanni sistema sulla scrivania la base di lavoro per il quadro, Giuseppe si presenta alla classe.

Conosco Giuseppe sin dai primi anni di studio in Conservatorio. La scorsa estate, Giuseppe si è diplomato in pianoforte. É un piacere sentire raccontare ai ragazzi, con estrema semplicità, i suoi tanti impegni e interessi quotidiani: dagli studi universitari, alle partite di calcio nella Nazionale, comprese le attività culturali svolte presso l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Bari, come le famose cene al buio. Insieme a tutti questi impegni, Giuseppe ha sempre mostrato grande interesse nella mostra Sensoltre, sin dal primo giorno in cui gli ho raccontato l’idea. ‘Sai’, gli dissi un giorno in cortile, ‘Ho conosciuto un’associazione di informatici a Bari, che vorrebbe realizzare una mostra tattile per non vedenti. Non una mostra qualunque, ma un percorso tattile che aiuta i vedenti a capire meglio il mondo dei non vedenti e, a tutti, di provare un’esperienza multisensoriale con anche l’uso della musica.’ Ero felicissima di diventare curatrice per un percorso del tutto nuovo e che mescolava forme d’arte diverse, con la musica, l’arte e la tecnologia, un mondo che già avevo iniziato a esplorare con la tesi in Conservatorio.

Così Giuseppe racconta dei primi esperimenti sui quadri e degli incontri a Polignano, nel laboratorio di Giovanni, mentre si realizzavano le pittosculture, quadri fatti di materia e colore. I testi venivano letti insieme, mentre Giuseppe provava ad individuare le forme e i paesaggi. Così facciamo ancora oggi, con la mostra diventata itinerante. I ragazzi sono tutti talmente presi dalle parole di Giuseppe che nessuno di loro alza la mano per la classica domanda ‘Posso andare in bagno?’

Terminate le presentazioni, le attività si dividono in due fasi, al fine di consentire a tutti i ragazzi di partecipare attivamente. Fuori dell’aula abbiamo chiesto di disporre di una parte di corridoio con due scrivanie riservate agli esperimenti sensoriali: sul primo ripiano sistemiamo delle scatole chiuse, mentre sul secondo posizioniamo un quadro di Sensoltre, con tag di riconoscimento e cellulare NFC (comunicazione in prossimità) per ascoltare la traccia audio.

Un ragazzo per volta, viene bendato e accompagnato da Giuseppe, al primo tavolo, per scoprire insieme gli oggetti nascosti. Un secondo studente, viene bendato e fatto sedere all’altra scrivania, per provare l’esperienza tattile-uditiva di un quadro della mostra. Al termine, i ragazzi si invertono e, successivamente, rientrano in classe.

Nel mentre di questi esperimenti, gli altri studenti rimangono in classe, in compagnia di Giovanni e della docente di Arte, per: assemblare il quadro, ritagliare parti in stoffa da inserire, aggiungere la basilica di San Nicola in 3d, disegnare, avvitare, colorare, etc.

È da apprezzare la prontezza di riflessi e comunicativa che tutti gli studenti mostrano attraverso le attività, intese come gioco e sfida personale. Naturalmente, non si riconoscono sempre gli oggetti inseriti nelle singole scatole, ma ognuno di loro cerca di usare intuizione e immaginazione. L’esplorazione del quadro dal nome Torno Subitogenera bocche spalancate ed esclamazioni come ‘Che bello!’ oppure ‘Eccolo qui, l’uomo che sale per le scale!’

É interessante l’approccio amichevole che Giuseppe adotta quando un ragazzo, o una ragazza, viene accompagnato al tavolo da bendato, esordendo con un ‘Ciao! Come ti chiami? Adesso insieme proveremo a riconoscere questi simpatici oggetti tra le mani’ I ragazzi sorridono e pongono mille domande, incuriositi dalle capacità sensoriali di Giuseppe.

La classe, invece, si trasforma in una vera e propria bottega tra pezzi di legno, da levigare e inserire, e parti da incollare.

Ciò che colpisce, osservando questi ragazzi in azione, è il desiderio di accompagnare loro stessi gli altri compagni bendati, una volta terminata la propria esperienza sensoriale.

Gli esperimenti non soltanto riescono a sollecitare lo sviluppo di sensi assopiti, come il tatto e l’udito, ma realizzati in un gruppo di bambini prossimi all’adolescenza, scatena soluzioni naturali e spontanee di grande e inattesa capacità inclusiva.

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